Contact
9 Crosby Street, New York City, NY
hotelemail@provider.net
(646) 218-6400
Follow
9 Crosby Street, New York City
hotelemail@provider.net
( 646 ) 218-6400
Image Alt

Chi siamo

Benvenuti

COS'E' ``POZZO VOLITO``

“Pozzo Volito” è una tenuta rurale in Agro di Patù, sita nell’ Area Protetta del “Canale di Volito”. Questo canale è conosciuto per la bellezza del paesaggio (vegetazione lussureggiante, fronti rocciosi imponenti, scorci suggestivi), per la fonte di acqua dolce che prende il suo nome (lu pozzu) e per il passaggio dello storico Sentiero di Vereto, antica via di comunicazione messapica tra l’altopiano di Veretum e il porto naturale di Torre San Gregorio. La storia di questa campagna è semplice: è stato amore a prima vista. La zona era incolta, abbandonata da più di 20 anni, infestata da erbacce e rovi, ma avvolta da un “non so che” di selvaggio che questa incuria aveva preservato.

Per visitarla si potevano percorrere solo pochi passaggi liberi da “scarace”, ma le sorprese erano continue: c’erano sugli ulivi i segni della presenza di gufi ed allocchi, potevi scorgere tra le rocce la tana di una volpe (in una occasione sul fondo di una abbiamo visto anche un gruppo di cuccioli nati da poco), al tramonto capitava di incrociare una coppia di tassi o un riccio solitario, sempre era presente il canto di uccelli.

E ogni stagione stupiva. In primavera con le fioriture continue di grandi varietà spontanee di fiori e di macchia mediterranea, o di mandorli e peri, e raccoglievi i finocchi selvati e gli asparagi; in estate c’erano gli albicocchi carichi di frutti, i fichi e i capperi, mentre in autunno il mirto, l’uva e le olive . E passeggiando ammiravi l’architettura di pajare, incurtaturi, liame, muretti e terrazzature in pietra a secco o palmenti e paluni scavati a mano nella roccia viva, come se nulla fosse riuscito a contaminare la naturalezza del paesaggio e l’elevata biodiversità di fauna e flora. E’ così che tutto è iniziato.

E così, dopo 12 anni di appassionato e competente lavoro di recupero con l’aiuto appassonato di Rocco “Scarena”, Stefano “Barone”, Vincenzo “Paparusso”, Tonino, Rocco e Massimo “Reginella”, Rocco “Ceriolo”, Vito “Zucchino”, Donato “Mesciu Povulu”, Michele “Mamaia”, Cosimino “Pulisino”, Cosimino “Culiancu”, Salvatore “Padreterno”, Claudio “Rocco piccinnu”, Pasquale “Cicogna” e Biagio “Cuia”, Rocco “Zumpa”, Andrea e Antonio “Turicchio”, Vito “Malefico”, Franco “Maloto”, Cosimino “Tricasino”, Massimo ” Piccolo fiore”,  il nosto “Ecosistema Rurale con Dimore” era finalmente pronto. Il sogno si era realizzato.

Ora cercavamo una immagine che racchiudesse in sè tutte le caratteristiche di “Pozzo Volito” e nessuna ci sembrava più adatta di un Ulivo, una pianta antica, di tradizione, forte, resistente, armoniosa, generosa, di poche esigenze. Non un ulivo qualunque, ma il preferito di Nonna Emma, una grande pianta secolare che si trova nel ramo di levante del Canale di Volito, poco distante dalla grotta. Il Logo lo ha progettato e realizzato proprio suo nipote Mauro.

5000 anni...e non sentirli.!!

IL CANALE DI VOLITO

IL POZZO DI VOLITO

Lo storico “Pozzo di Volito” si trova sul fondo dell’omonimo Canale di Volito, lungo la Via Volito II, nel punto in cui la strada è sterrata. Il Tasselli così lo descriveva: ” …Un canale tra le terre di San Gregorio e del Marchirello che un’acqua, la migliore di tutte, somministra da un pozzo che li paesani lo dicono di Olito…”.

Questo nome deriverebbe da vòlo, vòlu, in dialetto ” terra cretacea rosso-ocra che accoglie una lussureggiante vegetazione lungo le proprie pareti “. Il Canale di Volito è costituito da una stretta incisione scavata nell’ultima propaggine della serra ed ospita una parte dell’antico Sentiero di Vereto che collegava il porto marittimo di San Gregorio alla antica città messapica di Veretum situata a poca distanza sulla collina che domina l’odierno paese di Patù.

 

L’ARCHITETTURA RURALE

Nel 2018 l’UNESCO L’UNESCO ha iscritto “L’Arte dei muretti e delle costruzioniin pietra a secco” nella lista degli elementi immateriali dichiarati Patrimonio dell’Umanità in quanto rappresentano “una relazione armoniosa fra l’uomo e la natura”. Nella motivazione dell’Unesco si legge: “L’arte del “dry stone walling” riguarda tutte le conoscenze collegate alla costruzione di strutture di pietra ammassando le pietre una sull’altra, non usando alcun altro elemento tranne, a volte, terra a secco.

Si tratta di uno dei primi esempi di manifattura umana sia per fini abitativi che per scopi collegati all’agricoltura, in particolare per i terrazzamenti necessari alle coltivazioni in zone particolarmente scoscese”. “Le strutture a secco sono sempre fatte in perfetta armonia con l’ambiente e la tecnica esemplifica una relazione armoniosa fra l’uomo e la natura. La pratica viene trasmessa principalmente attraverso l’applicazione pratica adattata alle particolari condizioni di ogni luogo” in cui viene utilizzata, spiega ancora l’Unesco. I muri a secco, sottolinea l’organizzazione, “svolgono un ruolo vitale nella prevenzione delle slavine, delle alluvioni, delle valanghe, nel combattere l’erosione e la desertificazione delle terre, migliorando la biodiversità e creando le migliori condizioni microclimatiche per l’agricoltura”.

Tra le regioni italiane promotrici della candidatura c’era la Puglia, per tutelare una tradizione che unisce in pratica tutta la Penisola e ha i suoi punti forti nel Salento e nella Valle d’Itria. Si tratta di una tecnica millenaria che ha avuto nel corso della storia e a seconda delle regioni utilizzi diversi.
Soprattutto nelle zone costiere i muri a secco sono così comuni che spesso si dimentica la loro importanza storica e sociale. In Puglia, per esempio, ci sono i muretti risalenti all’epoca dei messapi con una struttura a blocchi squadrati poggiati orizzontalmente, quelli patrizi che svolgevano il compito di delimitare tenute e poderi appartenuti a casati di gran nome, quelli del volgo, costruiti dallo stesso contadino a delimitazione della piccola proprietà chiamata chisùra.

I muri a secco stanno però scomparendo, in primis per la mancanza di manodopera specializzata e perché l’agricoltura meccanizzata li vede come un ostacolo. La perdita dei muretti a secco non significa però soltanto la cancellazione di una testimonianza della nostra storia. La scomparsa o la rarefazione di queste costruzioni incide negativamente sul paesaggio e sull’ambiente. Nei muri a secco sopravvive infatti una ricca fauna e flora, oltre ad essere un importante elemento di diversificazione ecologica e del paesaggio.

L’ECOSISTEMA DEL CANALE DI VOLITO

Il bosco di querce e la macchia, l’influenza dello scirocco, il canale come raccoglitore di acque piovane, il microclima, le specie animali di terra, i volatili, le specie vegetali.


 VERETUM – PATU’

Vereto (Veretum) sorgeva sull’omonima collina (124 metri slm) che domina la piana dove oggi si trova Patù e che con declivio tufaceo digradante verso sud-ovest si affaccia sul mare Ionio per circa 3 km. Fù un importante centro per il commercio, sia con la Grecia che con la Magna Grecia. Divenne  municipio Romano e nel IX secolo venne rasa al suolo ad opera dei Saraceni. Il sito occupato attualmente dalla Chiesetta della Madonna di Vereto, era il suo centro, l’acropoli, sia della Vereto Messapica che della Vereto Romana e Medievale.

E’ dalle sue rovine che ebbe origine l’odierno paese di Patù, con un territorio comunale sottoposto a vincolo paesaggistico, sia per la composizione naturale della macchia mediterranea ed delle essenze locali che per la presenza di antichi monumenti dall’inestimabile valore storico,le Centopietre e la Chiesa di San Giovanni Battista e tradizionale (come le pajàre, liàme, incurtaturi, muri a secco), che infine per Torre San Gregorio, l’antico porto messapico di Vereto, snodo cruciale per i traffici con l’Oriente. Gli antichi lo preferivano per una sua particolare caratteristica, per i tempi qualcosa di eccezionale: alla base della scogliera c’era un pozzo da cui sgorgava acqua dolce usata per riempire le cisterne delle navi. Oggi il pozzo è visibile (insiame alla scala e al molo foraneo, di età messapica) ma completamente sommerso dal mare, individuabile con un’immersione di circa 7metri di profondità.

L’origine dei Messapi probabilmente si deve a flussi migratori di origine illirica o egeo-anatolica giunti in Puglia alle soglie dell’età del ferro intorno al IX secolo a.C. È possibile anche che i Messapi siano frutto della fusione tra Cretesi e, successivamente, Illiri. Secondo tale ipotesi, i Cretesi sarebbero giunti in Italia nel 3300 a.C. e gli Illiri li avrebbero conquistati secoli dopo. I ritrovamenti più antichi sono stati effettuati in scavi archeologici in alcune grotte vicine a Otranto, e i primi insediamenti stabili sono stati individuati nelle città di Oria, Cavallino, e Muro Leccese e, in seguito anche Vereto. Si passa da costruzioni in capanne con zoccolo in pietre irregolari, alzato in mattoni crudi (argilla e paglia) e copertura a rami intrecciati, a costruzioni con più ambienti, di forma quadrangolare, con muretti a secco e mattoni e copertura a tegole. Vereto si trova su una collina molto vicina a Leuca. Le mura poderose in parte ancora visibili, lunghe oltre 4 km, dominavano un comprensorio che includeva l’attuale Leuca e la baia di S.Gregorio. In quest’ultima località sono visibili, a pochi metri di profondità nel mare, le strutture dell’antico porto ed una scalinata messapica con vicino l’imboccatura di un pozzo di acqua dolce. Tutti i reperti archeologici e le iscrizioni sono esposti nel Museo archeologico di Lecce.

 

 

IL CAPO DI LEUCA

Tracciando una linea immaginaria tra le dune di sabbia finissima e gigli di mare di Torre Pali e la costa rocciosa a picco sul mare della Marina di Andrano, si viene a delimitare la zona più bassa del Salento, la terra del Capo di Leuca, lu Capu. E “Pozzo Volito” gode di una posizione privilegiata nella regione del Capo di Leuca, perchè si trova in una zona di alto valore storico (Sentiero di Vereto, Pozzo di Volito, antichi insediamenti rurali) e paesaggistico (Canale di Volito, macchia medierranea protetta, boschi di querce e alloro, vicinanza al mare).

Pur essendo immerso nella totale pace e tranquillità di uliveti e coltivi agresti, è al tempo stesso strategicamente vicino alle principali strade di comunicazione, a tutti i servizi e attrattive dei centri abitati di Patù, Castrignano del Capo e Santa Maria di Leuca e, più in generale, di tutto il Basso Salento, è anche a poche centinaia di metri dal mare delle spiaggie di Felloniche e San Gregorio, da Leuca e dal suo Porto Turistico, luogo di partenza ideale per il noleggio di barche o per gite guidate alle grotte della rocciosa costa adriatica, e a soli due chilometri da Punta Meliso, il punto di divisione tra i due mari, Adriatico e Ionio. Questo spartiacque naturale garantisce riparo dai venti e dalle perturbazioni provenienti da Nord, e permette di avere sempre vicino un lato di mare protetto, potendo così alternare le spiagge di sabbia finissima e gigli della Costa Ionica (Torre Vado e le Maldive di Pesculuse, Torre Pali, Marina di Ugento, fino a Gallipoli, Porto Cesareo e Punta Prosciutto) con le ripide scogliere e le grotte della Costa Adriatica (Santa Maria di Leuca, Aspro, Ciolo, Novaglie, Guardiola, Fùnnu Vòjere, Marina Serra, Tricase Porto, Marina di Andrano, Castro, Santa Cesarea, fino alla Terra d’Otranto). Buon divertimento.

``Oni nasu sta beddhu alla facce soa``