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Attività di mare

MARE di SCOGLI

La Costa Adriatica è rocciosa, soprattutto nella regione del Capo di Leuca, con ripide discese a mare su sentieri tra gli scogli che danno accesso a fondali a picco di grande suggestione e bellezza, ricchi di pesce e frutti di mare. Poi verso Otranto iniziano nuovamente ad incontrarsi  zone sabbiose. Troverete alcuni bagni ben organizzati vicino ai centri abitati, ma tanto accesso libero al mare. Inseriamo Santa Maria di Leuca in questo elenco essendo il punto più a sud e prevalentemente rocciosa, pur con alcune spiagge di sabbia. Molto belle e interessanti le visite in barca da Leuca alle Grotte Naturali della Costa di Levante.

Leuca: Bagni Samarinda, Lido Giulia

Novaglie: bella baia con porticciolo ricavato nel tufo

La Guardiola e Canale del Rio: accesso al mare dalla scalinata

Fùnnu Vojere: numerosi accessi a mare di fondo

Le Piscine di Marina Serra (scavate nella roccia) e la Marina di Tricase Porto (piacevole animato ritrovo locale per bambini)

Marine di Andrano e Castro

Santa Cesarea (le Terme e la Zinzulusa)

Porto Miggiano e Porto Badisco

La Terra d’Otranto

I Laghi Alimini

Le Marine di Meledugno

SPIAGGE di SABBIA
La Costa Ionica è caratterizzata prevalentemente da fronti sabbiosi, con sabbia rosata, molto fine ma che sedimenta facilmente esaltando la trasparenza dell’acqua. Nelle zone più vicine al Capo di Leuca permangono tratti rocciosi e le belle Grotte di Ponente.

Grotte dalla Fenice e il Marchiello: grotte, rocce e scogli piatti

Felloniche: Bagni Marinelli sugli scogli e spiaggia libera sabbiosaa

Marina di San Gregorio: comodo accesso a mare e protetta

Torre Vado: sabbia per tutti e tanti bagni ben organizzati (Lido Venere, il Bambù)

Pesculuse: dune di sabbia e mare limpido, libero e organizzato in bagni (Cinque Vele, le Maldive, Chiosco Dory)

Lido Marini, Torre Pali e Torre San Giovanni

Lido Pizzo e Punta della Suina

Santa Caterina e Santa Maria al Bagno

Porto Selvaggio, Sant’Isidoro e Porto Cesareo

Torre Lapillo, Punta Prosciutto e Torre Calimena

NOLEGGIO BARCHE & GITE GUIDATE

(Vi consigliamo di scegliere prima la zona da visitare e quindi noleggiare la vostra inbarcazione dal porto più vicino, verificando le previsioni metereologiche
per godere al massimo della vostra gita)

NOLEGGIO a Leuca Porto: Colaci Nautica 0833-758609 (www.colacinautica.it)

NOLEGGIO a Tricase Porto:

NOLEGGIO a Castro Marina: Durlindana 3388979996 Cristina (www.noleggioazzurrosalento.it)

GITA alle GROTTE di Levante e Ponente da Leuca (www.colacinautica.it)

GITA alla GROTTA della ZINZULUSA (https://grotta-zinzulusa.business.site/): La Zinzulusa è una grotta naturale costiera che si trova tra Castro e Santa Cesarea Terme.

GITA giornaliera all’Isola di FANO’ – Grecia (www.armatorisalentini.it)

 

PERCORSI LUNGO VERSANTE ADRIATICO (da Torre Specchia a S.M. di Leuca)

PERCORSI LUNGO VERSANTE ADRIATICO (da Torre Colimena a S.M. di Leuca)

PERCORSI AI LAGHI ALIMINI

ESCURSIONE a GALLIPOLI (all’isola di Sant’Andrea)

ESCURSIONI ACCOMPAGNATE

CENTRI DIVING

Leuca: SALENTO DIVING

Torre Vado: DS DIVING

Santa Caterina al Bagno: COSTA DEL SUD

Ci sono dei posti in Italia che riecheggiano nei racconti dei pionieri della pesca subacquea come fossero dei veri e propri santuari, dei luoghi sacri in cui si sono perpetrati i sacri riti della predazione, cui tutti noi siamo votati nell’anima; uno di questi posti mitici sono le Secche di Ugento.
Situate molto al largo, cominciano in corrispondenza di Torre Suda per estendersi sino a Torre Vado, ma il cappello principale (anche se è improprio parlare di cappello, visto che si tratta di un vasto altopiano sommerso dai profili molto dolci) è situato circa 3 miglia a sud-ovest di Torre San Giovanni: qui la profondità raggiunge il minimo di 6 metri ed il posto è segnalato da una meda che mette in guardia le navi dal pescaggio elevato.
Ancora vivi nella mia mente sono i racconti dei pescatori locali (bombolari impuniti) che parlano di “occhi bovini” che scrutavano dal fondo la lenta discesa dell’uomo vestito di nero che emetteva quella strana colonna di bollicine, ignari del pericolo cui andavano incontro; non era raro incontrare tane stracolme di pesce bianco accompagnato sempre da una, due, tre o più cernioni che pigramente gironzolavano davanti all’imboccatura e assumevano la tipica posizione in candela.
Inutile dire che il tempo passa, l’uomo evolve le sue possibilità tecniche e, complice lo scarso buon senso che anima molte delle persone che vanno per mare, la situazione è andata via via modificandosi, in peggio, ovviamente. Gli ormai famosi carnieri composti da 25-30 cernie di peso superiore ai 10 kg hanno contribuito al depauperamento ittico della zona, e le famose “bombardate” settembrine hanno spopolato il bassofondo di questi magnifici posti.
Tuttavia, grazie ad una particolare conformazione del fondale, questo luogo è rimasto uno dei pochi in cui è ancora possibile assistere a spettacoli di altri tempi, dove ogni tanto le cernie risalgono dagli abissi per cacciare in zone più ricche di luce e quindi di organismi animali, dove periodicamente le orate banchettano nel sottocosta ancora raggruppate in branchi composti da decine di individui, anche di dimensioni notevoli, dove i pelagici sono di casa e, in alcuni momenti particolari, si concedono agli occhi dei subacquei in tutta la loro maestosità.
Le secche sono praticamente un esteso pianoro che di tanto in tanto offre qualche spaccatura degna di interesse: il bassofondo, in verità, a parte le brevi frequentazioni di qualche pelagico, non è molto ricco di vita; dei siti un po’ più interessanti si trovano a partire dai 14-15 metri fino ai 20-22. Si tratta delle classiche dorsaline di grotto alte 1-1,5 metri completamente traforate. Al loro interno trovano rifugio diversi saraghi, qualche corvina e molti tordi neri di dimensioni interessanti: in realtà al cospetto di questi pesci è meglio non sparare, in quanto spesso fanno da sentinella a qualche tana interessante ed abitata da più pregiati coinquilini. Conviene comunque sempre tentare la carta dell’aspetto per individuare i punti più interessanti, in quanto il pesce che abita questi fondali è molto mobile, e potrebbe trovarsi in un luogo anziché in un altro seguendo regole che, nonostante tutti gli sforzi fatti dai frequentatori di queste zone, sono ancora estranee a qualsiasi spiegazione razionale. La fortuna però potrebbe assisterci facendoci trovare qualcuna di quelle lastre isolate (le cosiddette “tane madri”), che costituiscono il polmone di ripopolamento di un’intera zona di caccia: in questi casi è meglio non lasciarsi prendere dalla foga e prelevare pochi pezzi, lasciando la possibilità a questo “polmone” di fare il suo dovere e conservandoci una sorta di “riserva personale di caccia” che ci garantirà nel tempo delle catture sicure.
Occhi ovviamente sempre aperti, in quanto, seppure siamo ancora sul bordo “costiero” delle secche, da un momento all’altro potremmo trovarci al cospetto con il grande pelagico: ricordo ancora quel giorno di luglio di tre anni fa quando, risalito in superficie con un sarago nella mano destra e l’asta nella sinistra (avevo estratto ed ucciso il pesce in risalita), fui circondato da una ventina di lecce stimate circa 20 kg l’una!!! Inutile dire che il tempo per ricaricare il fucile è stato troppo lungo per pretendere che i pescioni continuassero a girarmi intorno, come hanno fatto per una ventina di secondi (che a me sono sembrati una ventina di minuti): le deflagrazioni prodotte dalle loro code sono state udite anche dal mio compagno di pesca Massimo che pescava a una cinquantina di metri di distanza!
Il grande pianoro che si estende poco al largo della meda di segnalazione è composto dal solito grotto, a tratti alto e traforato, a tratti basso e con poche fessure, ad una profondità variabile dai 23 ai 28-30 metri: il fondale si fa ora più impegnativo, vista anche la frequente presenza di corrente, che a volte rende questo posto impraticabile: futile ogni tentativo di contrastare il flusso quando è nel pieno del vigore, a meno di pescare in corrente con un barcaiolo che ci assiste.
Comunque in condizioni normali, possiamo aspettarci veramente di tutto: anche la fessura più insignificante può ospitare dei pesci, in particolar modo dotti (Epinephelus Alexandrinus) che si “ammassano” negli spacchi del fondale. Non è raro infatti catturare anche più di un pesce nella stessa piccola e a prima vista insignificante fessura. Molti saraghi frequentano la zona in questione, ma spesso la profondità alla quale stiamo operando non giustifica un colpo ad uno sparide, anche perché spesso i branchi di questi pesci fungono da sentinelle alla regina di questi fondali, la Cernia (Epinephelus Guaza), che a volte risale dalle vicine profondità e soggiorna nel grotto “fiorito”, caratteristico della zona. Infatti, la particolare limpidezza dell’acqua (è spesso visibile il fondo anche a 25 metri di profondità), unita alla corrente sempre presente, favorisce una strana “brillantezza” e vitalità del grotto, tanto da fargli meritare l’aggettivo “fiorito”, appunto.
Ovvio che anche qui l’incontro della vita è possibile da un momento all’altro, quindi è sempre consigliato avere il mulinello sulla propria arma. Grosse ricciole (Seriola Dumerili) amano passeggiare nei paraggi, e i tonni (Thunnus Thynnus) non disdegnano delle puntatine a quote più modeste delle loro abituali.
Infine c’è il ciglio esterno, che fa eccezione in quanto a morfologia del fondale: la profondità è da campioni, spesso proibitiva per i più, ma è veramente spettacolare: la profondità “cade” dai 28-30 fino a quasi 50 metri, a gradoni alti e che fanno da orlo a tanoni e caverne abitate da grosse cernie brune (purtroppo imprendibili, visto che il posto è battutissimo dai pescatori di frodo con le bombole); corvine colossali “volano” lontane dal fondo per poi guadagnare lentamente i loro rifugi al minimo cenno di pericolo; pelagici di ogni genere transitano in corrispondenza di questo “ciglio”, dalle palamite, alle ricciole, ai tonni. Insomma, un posto veramente magico, anche se ormai stremato dalle frotte di bombolari che da sempre lo sfruttano senza criterio.
Per fortuna le condizioni meteomarine non ne fanno un posto di tutto riposo, e può ancora regalare, a chi sa sfidarlo (sempre con il giusto timore), soddisfazioni immense e sensazioni uniche.
Piero Erario

``Quannu u sciroccu ride, cchiu’ fessa ci lu cride``